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Colonie di gatti liberi Stampa E-mail

Parliamo un po’ di colonie feline, ma soprattutto parliamo di gatti, di quegli animali agili, morbidi, elegantemente intriganti, a volte persino un po’ inquietanti che da ben 5000 anni accompagnano la vita dell’uomo donandogli scintille di magia.
Il gatto o lo si ama profondamente  o lo si detesta, ben difficilmente lascia indifferenti e questi felini da sempre sono le vittime incolpevoli di tale dicotomia.
Nato come cacciatore solitario, con l’estrema duttilità che lo contraddistingue, lentamente con il mutare delle condizioni ambientali circostanti, il gatto si è trasformato in un animale  in grado di adottare un complesso   sistema di relazioni preferenziali.
Si è assistito così alla nascita di una società a struttura matriarcale  con degli aspetti molto simili a quella dei leoni.
I primi assembramenti di gatti si sono andati formando intorno ai nuclei agricoli dove la presenza di depositi di cereali e derrate alimentari attiravano un numero notevole di roditori.
Trovandosi in una situazione di abbondanza di cibo, il gatto scopre l’ utilità di vivere insieme  in quanto il gruppo è in grado di garantire una maggiore sicurezza ed una maggiore probabilità di crescere proli numerose.  Nascono così   vere e proprie nursery dove più femmine, imparentate tra di loro, si occupano dell’allevamento e dell’allattamento dei cuccioli.
Nelle nostre città, dove il controllo della popolazione dei roditori viene attuato attraverso altre metodiche, la situazione si è evoluta con la formazione di colonie ovunque fosse possibile reperire una fonte di cibo certa ed abbondante…
Questi gatti non si possono definire randagi poichè il termine randagio si applica ad animali che vagano senza meta  precisa, mentre il gatto ha un suo territorio ben definito con un raggio di spostamento, per i maschi, di circa 5 Km. Il territorio è strutturato in aree ben distinte ( punto cibo , area di riposo,area gioco area di  caccia, area di eliminazione ) tutte messe in comunicazione da veri e propri sentieri di transito. In definitiva si tratta di “ gatti liberi che dipendono per la loro alimentazione dall’ uomo essendo venute meno le condizioni naturali idonee alla loro sopravvivenza autonoma.
Amanti dei gatti si sono via via occupati, con assiduità e spesso  anche con notevoli sacrifici della gestione di questi nuclei felini, a volte con competenza ed a volte improvvisando, affrontando anche  scontri violenti con chi non era in grado di apprezzare questi animali, ma viveva la loro presenza come un grave disagio.
Indubbiamente la  condivisione del territorio di vita con una colonia felina può creare problemi, questi però sono molto spesso perfettamente risolvibili con un pizzico di tolleranza e di buona volontà. I gatti liberi sono un patrimonio comune, uno sprazzo di verità in un mondo a volte troppo virtuale ed asettico ed è proprio nella conoscenza e nel rispetto di tutto questo che con la legge  N. 281 del 1991 in materia di randagismo e di animali d’ affezione  si è riconosciuto ai gatti liberi “ Diritto di Territorio”.
Le colonie sono protette e tutelate, è fatto divieto di molestarle e la cattura è consentita solo per la sterilizzazione o per cure sanitarie con l’ obbligo di riportare i soggetti nel territorio di appartenenza.
Solo in casi eccezionali ne è consentito lo spostamento e questo può solo essere autorizzato dal Sindaco del comune ove la colonia risulta stanziale dopo parere dell’ASL di competenza.
Importante è però che la consistenza numerica dei gatti rimanga sotto controllo per cui l’ ASL Veterinaria si è fatta promotrice di una campagna di sterilizzazione gratuita delle colonie .. Per poter usufruire di detta campagna la colonia, sia che sia gestita da un privato cittadino che da una associazione protezionistica deve venire ufficialmente riconosciuta  come tale, dal comune  di appartenenza . Secondo la normativa vigente, infatti il reale proprietario degli animali  è il comune stesso  che deve inoltrare all’ ASL la domanda di sterilizzazione.
Indubbiamente le Colonie già presenti vanno assistite e gestite correttamente nel rispetto delle norme igienico sanitarie, ma và evitato di crearne di nuove soprattutto in aree a rischio sanitario quali industrie alimentari ed ospedali  oppure in zone  altamente  urbanizzate senza la presenza di adeguate aree verdi e spazi tali da diminuire al massimo l’ impatto ambientale  creato dalla presenza dei gatti.
Un giorno è stato  detto che Dio ha creato il gatto per dare all’ uomo il piacere di accarezzare la tigre pertanto se proprio per alcuni di noi è impossibile amare  i gatti è doveroso però averne  almeno il massimo rispetto visto che un uomo della levatura morale del Mahatma Gandhi ha scritto che il grado di civiltà di un popolo si valuta da come tratta gli animali.

Dottoressa Michela Butturini

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